E con un accorato intervento il primario di terapia intensiva dott Paolo Malacarne, denuncia la mancanza di posti letto per terapia intensiva e sub intensiva per i malati Covid, e lancia circostanziate accuse sulla mancanza di organizzazione da parte dei vertici sanitari regionali . Di seguito l' intervento del dotto Malacarne tratto dalla sua pagina Fb :
Come era facilmente prevedibile e previsto (almeno da parte di chi giorno e notte ha lavorato e lavora con i malati covid e ha il polso della situazione) dopo la carenza dei posti letto ordinari (in qualche modo in risoluzione nonostante le lamentele a me poco comprensibili di alcuni Sindaci di Città dove insistono alcuni “piccoli ospedali” riconvertiti da “non covid” a “misti”) è arrivata la carenza dei posti letto intensivi e sub-intensivi
La percentuale di malati gravi di questa recrudescenza appare minore rispetto a quella di Marzo-Maggio, ma aumentando il numero totale dei malati, si sapeva che si sarebbe arrivati ad un aumento dei malati intensivi e sub-intensivi (per capirci, quelli col “casco” o quelli intubati”). Ovvio.
Nelle ultime 48 ore ho fatto consulenza, tra gli altri, a 4 malati che sono rimasti in P.S. nel mio Ospedale infilati nel famoso “ casco da CPAP” per almeno 24 ore prima di trovare un posto letto intensivo-sub-intensivo (i cittadini di Pisa e zone limitrofe dovrebbero non finire mai di ringraziare chi al P.S., medici, infermieri, oss e personale addetto alla sanificazione, li assiste come se fossero già ricoverati in un letto....che però non c’è).
Nelle ultime 48 ore a Pisa abbiamo viaggiato costantemente con 0 (“nessuno) o 1 letto intensivo-sub-intensivo libero o liberabile sui 32 disponibili. E domani ?
E nel resto della nostra Area Vasta, a quanto mi raccontano occasionalmente i miei colleghi rianimatori, la situazione non è molto diversa.
Eppure a fine Maggio, i Primari di Rianimazione della nostra Area Vasta avevano fornito alle rispettive Direzioni Aziendali un prospetto molto semplice nel quale si specificavano, Ospedale per Ospedale, quali e quanti letti intensivi/sub-intensivi si sarebbero dovuti aprire in caso di recrudescenza pandemica, incrementando progressivamente il numero con la progressiva saturazione (80%)dei letti utilizzati: ad es. per l’Ospedale di Pisa prevedevamo di aprire letti intensivi/sub-intensivi covid dapprima a Cisanello fino a 18; successivamente passare a 24 letti a Cisanello e 6 a S. Chiara, identificata quest’ultima come struttura meno idonea al trattamento dei malati acuti gravi più complessi e più idonea al trattamento dei malati “ancora ventilati” in fase di “cronicità”, e via dicendo.
Con amarezza devo dire che la nostra proposta, almeno qui a Pisa, è stata totalmente ignorata da chi nelle scorse settimane ha preso le decisioni relative a dove e quanti posti letto intensivi e sub-intensivi aprire e con quale personale, decisori tra i quali non ho trovato chi ha effettivamente lavorato a contatto con i malati nella fase di Marzo-Maggio.
Un posto letto intensivo o sub-intensivo salva un malato solo se accanto al monitor e al ventilatore ci sono un medico e un infermiere esperto (cioè quelli che già hanno vissuto l’esperienza Covid di Marzo-Maggio) o meno esperto ma comunque avvezzo alle pratiche anestesiologiche e affiancato da un esperto: è ovvio che all’aumentare della necessità di posti letto intensivi/sub-intensivi si devono forzatamente ridurre quelle attività non di emergenza-urgenza che vedono quotidianamente impegnati quei medici e quegli infermieri esperti o “meno esperti ma comunque avvezzi”, cioè ridurre le attività chirurgiche di elezione rinviabili.
E’ tempo di cambiare rapidamente rotta, e decidere coinvolgendo in queste decisioni chi ha esperienza di questi malati e ha certamente buone idee e soluzioni da proporre.
Dott Paolo Malacarne
Commenti
Posta un commento